Giugno Van Gogh
Scivolavo su di me, di Maggio
Mentre mi svegliavo con troppa energia
Troppa per mangiare, troppa per dormire
Perché nello stomaco non ci stava più niente
Ci stava già il mio enorme cuore che mi pugnalava dentro
Per lanciarmi e farmi volare via
come la donna cannone, con le mani, amore
L'energia era così impaziente che un giorno si è sciolta in un pianto
Che non finiva mai, che non aveva confini
Che sembrava un pesante fiume senza argini
E senza mare in cui sfociare
Pieno, liquido, blu
Ma ora che l'ho raggiunto
Prego che l'onda mi abbracci
Ché anche se mi sono plasmata nuova
se mi penso piango ancora
E assaggiando le mie lacrime salate
mi sono trovata sugli scogli blu a respirarmi
Chiedo forte aiuto a questo mare immaginario
perché ho esaurito tutta l'attesa
Perché se la bellezza è effimera
ho paura che me la soffino via
Ma se mi sfiori ancora con quella poesia segreta
Se quella poesia non ha pazienza
Se io non ho pazienza
Se non sono già più importante,
Io crollo
Blu
e annego nel mio stesso mare
E per quella stessa corrente che mi ha salvata
Io affogo
Bella e inutile
Nelle onde che sono lacrime piene
Di me e di questo mondo che vorrei vivere
Ma che mi lascia sempre
Sola
Perché mi sopravvaluta,
Per il mio aspetto
Per la mia anima
Ma che cos'è, chiedo, quest'anima che mi rende grande
E mi schiaccia ogni volta?